Allenatori emotivi

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Martha Welch, “L’abbraccio che guarisce” La tecnica corporea dell’holding per eliminare capricci, gelosie, accessi d’ira dei bambini

 

Non esistono bambini “cattivi” ma tutti i bambini, chi più chi meno, affrontano costantemente piccole grandi tempeste, la cui origine risiede sempre in una emozione celata che non riesce a gestire. È questo il messaggio chiave che vuole trasmettere Ana Maria Sepe, Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi, in un interessante articolo apparso su Psicoadvisor e che potete trovate a questo link:

https://psicoadvisor.com/dietro-bambino-difficile-ce-unemozione-non-sa-esprimere-3608.html

Capita in alcuni momenti particolarmente critici, che i bambini che “urlino” il loro disagio attraverso comportamenti scorretti, i quali vanno affrontati non con asettiche punizioni, che possono mortificarli ancora di più e acuire il loro senso di disagio, bensì con rinforzi positivi che si basano soprattutto sul dialogo. Un’attitudine paziente e un ascolto attivo porteranno a rafforzare l’autostima del bambino e a mitigare i comportamenti considerati problematici. Solo attraverso la fiducia in sé, il bambino può raggiungere un buon grado di consapevolezza e una autostima positiva, elementi che accresceranno il suo benessere e che, indirettamente, saranno proprie anche delle persone che gli stanno accanto (genitori, insegnanti …).

Cari amici, sapete cosa entra in gioco ad un certo punto? Una forma di intelligenza definita “emotiva”. Tale concetto è stato formulato negli anni Novanta da due psicologi di fama mondiale, Peter Salovey e John D. Mayer. Essi hanno definito l’“intelligenza emotiva” come “la capacità di controllare i sentimenti ed emozioni proprie e altrui, distinguere tra di esse e di utilizzare queste informazioni per guidare i propri pensieri e le proprie azioni[1]. I due studiosi, in definitiva, affermano che i problemi possono essere affrontati e risolti mediante approcci basati sui sentimenti! (dal latino sentimentu: sentire con i sensi. Stato d’animo perdurante cit. Vocabolario Treccani).

Successivamente tale nozione è stata ripresa dallo psicologo statunitense Daniel Goleman[2], il quale ha analizzato in tutte le sfaccettature questo particolare tipo di intelligenza. Secondo lo psicologo, sviluppare questo tipo di intelligenza può costituire un fattore determinante nel raggiungimento dei propri successi personali e professionali. Ebbene sì, siamo davanti ad una realtà cruciale, di notevole importanza per l’attuale bambino e per il futuro adulto.

Cosa possiamo fare per valorizzare questo grande patrimonio squisitamente umano definito “intelligenza emotiva”?

Primo step: CONSAPEVOLEZZA

Essere consapevoli di sé vuol dire essere consapevoli sia dei nostri sentimenti che dei nostri pensieri su di essi. In particolare rispetto ai sentimenti negativi potersi dire “Ecco, ciò che sto provando è rabbia/è ansia/è dolore…” può favorire un controllo sano dei suddetti sentimenti, canalizzarli, razionalizzarli, in modo tale da non soccombere di fronte alla loro pressione e così cercare modi alternativi per gestirli al meglio. Capiremo bene che le emozioni non hanno una valenza a prescindere negativa o positiva, ma è la loro gestione che può renderle positive o distruttive.

Secondo step: VERBALIZZARE LE EMOZIONI

Proprio per fare in modo che fin dall’infanzia si riesca a sviluppare al meglio questo tipo di intelligenza, poniamo più spesso al nostro bambino domande semplici, ma ricche di significato quali “come ti senti?”, “cosa provi?” e… ascoltiamolo con attenzione, partecipazione ed amorevolezza.

In occasione del master di specializzazione in Pedagogia dell’Infanzia, nella lezione da me seguita sabato 2 febbraio 2019[3], è stato trattato il tema delle emozioni e l’importanza di essere per i nostri piccoli degli “allenatori emotivi”. In modo particolare è stato affrontato il tema della gestione delle esplosioni di pianto o di rabbia, comuni condotte attuate dai bambini con le quali esprimono un reale disagio interiore. A proposito di disagi interiori somatizzati da comportamenti esplosivi, è emerso quanto risulti importante per l’adulto che si prende cura del bambino, poter empatizzare piuttosto che etichettare come “capricci” le azioni dei nostri piccoli! Spesso l’adulto si concentra più sul fatto che risulta faticoso mettersi in discussione, sul fatto che non ha tempo per affrontare la difficoltà e di conseguenza è portato a banalizzare un’occasione che in realtà è ricca di spunti per insegnare qualcosa a tutti!

Il bambino in questi casi ha dentro di sé un vulcano di sensazioni tra loro contrastanti che lo portano anche a sentirsi in colpa, oltre che arrabbiato e confuso, perché non trova nella figura adulta conforto per il suo bisogno di comprensione. Proprio per questo la scuola ha il delicato compito di essere anch’essa, in sinergia con la famiglia, un porto sicuro per il bambino, dove può sentirsi riconosciuto e accolto, in modo da permettergli di aprirsi e affrontare liberamente e inconsciamente ciò che lo turba. Soprattutto nel mezzo della tempesta emotiva risulta fondamentale il contatto fisico, che trasmette calma e sicurezza; solo nel momento in cui il bambino si calma, si può pensare di instaurare un dialogo (da adattare, come linguaggio, all’età del bambino) e dare dei semplici strumenti al bambino per affrontare con più serenità i suoi vissuti emotivi.

Terzo step: CONDIVISIONE DI BUONE PRATICHE

Per creare delle buone pratiche da attuare in alleanza scuola-famiglia è importante stabilire per i nostri piccoli un accompagnamento educativo efficace, che trasmetta al bambino la consapevolezza che le insegnanti sono proprio lì per lui pronti ad accoglierlo ascoltarlo, abbracciarlo e a rassicurarlo.

Ecco alcuni segreti per ottenere successo:

1) sintonizzarsi sull’intensità delle emozioni del bambino;

2) contenere il bambino, abbracciandolo;

3) quando il bambino è pronto (e anche l’adulto libero dal proprio punto di vista spesso auto-centrico), instaurare un dialogo amorevole.

Proprio per questo l’ascolto e l’attenzione costante verso il bambino sono pratiche quotidiane consolidate nella scuola dell’infanzia Alba kids. Come insegnanti crediamo che, se il bambino si sente accolto, compreso ed ascoltato, riesce ad esprimere appieno la sua personalità, a vivere tutte le situazioni serenamente e a dar voce liberamente alle emozioni che prova senza sentirsi giudicato. In questo modo imparerà a ri-conoscerle, ad esprimerle e ad affrontarle, soprattutto nei momenti di difficoltà

Le prime volte il bambino potrà rifiutare questi tentativi, ma è la costanza e la rassicurazione dell’adulto che porteranno all’avvicinamento e alla fiducia, elementi base per una relazione positiva ed educante.

Può sembrare impegnativo all’inizio, ma è il seme che, se coltivato quotidianamente, permetterà ai bambini di crescere sereni e con una buona autostima, trampolino di lancio per affrontare tutte le sfide, anche le più difficili, che troveranno nel loro percorso di vita.

Con affetto,

Maestra Paola

 

[1] P. Salovey e J. D. Mayer Emotional Intelligence, Imagination, Cognition and Personality, vol 9 (3) 185-211, 1989-90.

[2] D. Goleman, Intelligenze Emotiva: che cos’è e perché può renderci felici, RCS Libri Grandi Opere Milano 1996.

[3] Lezione tenuta dalla dottoressa Laura Leviani, Pedagogista, Specialista in Pedagogia Clinica, esperta in DSA e ADHD.

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